Ho lasciato lo stomaco a marinare nel brandy. Ho preparato una glassa di zucchero di canna e cenere. Il fumo l’ho tenuto nei polmoni fino a non cacciarne più nemmeno una molecola. Il mio dirimpettaio sta guardando un porno. I suoi figli sono a scuola a quest’ora. Lui non lavora. Aspetta e basta. Ho stretto ghiaccio nelle mani fino a non sentirle più parte di me. Mi masturbo ma queste mani cadaveri non aiutano.
Sarebbe bello se sotto questo balcone scorresse un fiume.
Sarebbe bello pure avere una corda abbastanza lunga da calarmici dentro. Eppoi rimanere così, appeso come il batacchio di una campana subacquea, un po’ sballottato, un po’ cullato. Forse riuscirei anche ad addormentarmi. Di certo non morirei di sete. E sono sicuro che non morirei nemmeno di fame. Mi basterebbe aprire la bocca e cibarmi di trote, pesci siluro, pantegane e alligatori.
Sarebbe bello che qui, proprio sotto il mio balcone ci fosse un fiume. Mi ci calerei dentro e mi metterei a guardare le stelle da sottinsù. Le vedrei acquose, come le vedono i vecchi. Le vedrei oblunghe, deformate, le vedrei sciogliersi grazie al doppio schermo di acqua e di aria che mi separa da loro. Poi vedrei i lembi della tua gonna, ti vedrei affacciata a guardarmi stupita, sorridente e bellissima.
Sarebbe bello se proprio qui sotto, proprio sotto il mio balcone, scorresse un fiume.
Sarebbe bello, se io appeso e calato nell’acqua come un filare di cozze ti facessi segno di seguirmi, di venire anche tu nell’aldiquà, nello stato medio della materia, non più terra, non ancora aria. Mi seguiresti? Non penso, probabilmente ti tufferesti perdendoti nella corrente, senza nemmeno un saluto.
Mi alzo con un groppo in gola. Ieri sera non ho cenato.
Bevo un bicchiere d’acqua ma il groppo resta sempre lì. Nemmeno a pranzo ho mangiato.
Provo a rimettermi a letto, ma non c’è niente da fare. Ho passato tutto il giorno a contare le formiche in fila dalla cucina al balcone.
Mi rialzo e vado in bagno. Ho perso il conto più volte.
Mi guardo allo specchio. Vatti a fidare delle formiche.
Torno in cucina e bevo una lattina di coca tutta d’un fiato. Esistono quasi due milioni di formiche per ogni essere umano.
Caccio un rutto da far tremare le pareti. Il che vuol dire milioni di miliardi di formiche.
Il groppo è sempre là. Chissà cosa cercavano a casa mia.
Torno a letto e cerco di distrarmi. Mi metto a ricontare mentalmente le formiche, altro che pecore.
Avevo una portinaia che si era innamorata di me.
Mi conservava la posta importante e buttava via le pubblicità.
Le ho detto che tra noi non poteva succedere niente.
Da allora non mi è arrivata più una lettera. Non una bolletta, non una multa, non un augurio di natale.
Ora vivo al buio. Di giorno non esco più di casa. Ho paura. Di notte faccio la spesa dai pakistani.
Sale negli occhi, sale nelle ferite, sale sulle dita, sale sotto le unghie, sale sulla lingua, sale sulla cappella. Sale che cosa? Sale dov’altro?
Ho bevuto un bicchiere d’aceto alla tua salute.
Forse stanotte esco.
Andrò a rubare fiori alle tombe per farne un letto.
Andrò a rubare fiori alle tombe per incollarli uno a uno alle pareti della mia camera.
Andrò a rubare fiori alle tombe per avere un soffitto di petali.
Tutti questi fiori soffocheranno il tuo odore una volta per tutte.Ero convinto avesse una serie di aggeggi per masturbarsi. Texas hold’em.
Ho rovistato in tutti i cassetti. Un all-in che nessuno si sarebbe aspettato.
Mi tiro via un capello e gli do fuoco. Il coglione ha perso tutto.
Non mi hai mai amato
Mi masturbo nel cesso
Orgasmo e pianto
Gocce di sperma
Dopo un sano pompino
Sulle tue labbra
Un dente è esploso
Il molare più amato
Macchie di sangue
È apparso un dito
Il sesto nella mano
Lo reciderò